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FORUM SU ARTE E SCIENZA

Arte contemporanea, Scienza e Tecnologia. E ultime tendenze in atto

IN QUESTA SEZIONE AFFRONTO IL TEMA DEI RAPPORTI TRA ARTE, SCIENZA E TECNOLOGIA. CERCO ANCHE DI APPROFONDIRE ALCUNE INTERESSANTI TENDENZE IN ATTO, COME QUELLA DELL'ARTE FRATTALE.

IN FONDO ALLA SEZIONE C'E' UN FORUM. INVIATEMI MAIL ALL'INDIRIZZO
achille.detommaso@gmail.com ; vi risponderò via mail e pubblicherò la risposta, o parte di essa, sul sito.

(Ringrazio http://apolide.wordpress.com/ per la gentile concessione della pubblicazione di alcuni loro studi su questo mio sito)

Come sapete si tende a raggruppare sotto il generico termine di Arte Contemporanea  numerosissime correnti artistiche che, a volte non solo non hanno niente in comune, ma addirittura si pongono in antitesi.

Ancora più interessante, secondo me, è il fatto che alcune correnti d'arte contemporanea contengano sorprendenti parallelismi e contiguità con la scienza, la tecnologia e il sociale. In molti casi sono veri e propri movimenti  di rivoluzione non solo artistica, ma anche sociale. E in alcuni casi i primi passi di questa rivoluzione sono stati fatti sulla spinta delle nuove conoscenze tecnologiche e scientifiche.

Innanzitutto rivoluzione nei materiali da plasmare.

E' possibile infatti attribuire all'arte contemporanea alcune caratteristiche, che a volte si ripetono ; come il recupero di elementi d'espressione primitivi, come quello istintivo e simbolico; l'importanza sensoriale del colore e dell'elemento materico, oppure anche l'aspetto psicologico o corporale della pittura.

L'arte contemporanea addirittura si svincola dal tradizionale supporto della tela considerato limitante e troppo convenzionale.

E poi i soggetti, le inquadrature, i colori. Sembra importante per queste nuove arti liberare il modo di vedere dai condizionamenti della consuetudine ereditata, dagli insegnamenti ispirati a principi d'autorità e deformazioni professionali.
 
La maggior parte di ciò che scrivo è noto; però in molti casi una rinfrescata non fa male, e poi spero che le cose  esposte,  servano a descrivere meglio le tendenze artistiche che maggiormente si sono imposte all'attenzione della critica per la carica rivoluzionaria di cui sono state portatrici, allo scopo di arrivare a comprendere anche i nuovi sviluppi dell'arte dei nostri giorni .

Credo che fare ciò sia anche utile per capire quali ad esempio saranno le evoluzioni della Pittura Murale, della Fotografia Digitale Elaborata e della Digital Art. Potranno queste essere Nuove Arti ? Parliamone. Ricordo che Nell'anno 2000, i fotografi presenti ad una mostra di fotografia digitale proclamarono che questa mai  avrebbe soppiantato quella analogica... 

L'IMPRESSIONISMO E LA FOTOGRAFIA - LA CRONOFOTOGRAFIA

 

Le Moulin de la Galette (1876)  Renoir

 

L’aspetto del rapporto tra tecnologia e arte, pur essendo presente in ogni epoca storica, è condizionato dalla relativa lentezza delle innovazioni tecniche che si sono avute nel periodo antico e agli inizi dell’epoca moderna.

Questa problematica inizia ad assumere un evidente rilievo con la rivoluzione industriale. L’800, secolo di transizione, è un periodo in cui l’innovazione tecnologica inizia a entrare in molti aspetti della vita quotidiana dell’emergente classe borghese, e quindi a influenzare anche il modo di fare arte.

Vorrei qui discutere di un parallelismo, una contiguità, tra FOTOGRAFIA E IMPRESSIONISMO, che mi affascinano. Entrambe queste arti non furono considerate tali, infatti, al loro inizio.
La tradizione artistica imponeva infatti che l'opera d'arte dovesse essere creata in studio e che non riprendesse fatti di vita ordinaria.

In sostanza, tutta la cultura occidentale ha sempre inteso l’arte quale riproduzione del reale, avendo come obiettivo qualitativo finale il perfetto naturalismo.

Questo atteggiamento culturale di fondo si rompe proprio nel corso del XIX secolo, quando le nuove scoperte scientifiche e tecnologiche portano alla nascita di fotografia e cinema, perfezionando allo stesso tempo le tecniche della riproduzione a stampa. La civiltà occidentale diventa sempre più una civiltà delle immagini ma, paradossalmente, la pittura in questo processo si trova a svolgere un ruolo sempre più marginale. Competere con la fotografia sul piano del naturalismo sarebbe stato perdente e perfettamente inutile. Alla pittura occorreva un’altra specificità, diversa dalla riproduzione naturalistica.

È quanto, sul piano tecnico, fanno i pittori dell’Impressionismo, è quanto, sul piano dei contenuti, faranno i pittori della fase successiva. Agli inizi del Novecento l’arte, in particolare la pittura, hanno completamente cambianto funzione: non riproducono, ma comunicano.

L'Impressionismo nacque a Parigi , nella prima metà del 1800.

Un interessante spunto per comprendere la posizione dell’artista impressionista nel vorticoso mondo parigino è fornito dall’analisi del ruolo del Salon

A quel tempo i contatti tra artisti e i fruitori avevano già cominciato ad avvenire attraverso forme di esposizione pubblica. Si stava infatti affermando il concetto che l’artista fosse libero di esprimersi senza condizionamenti, rendendosi indipendente da certe forme di committenza (Chiesa, magnati, ecc.) che, in passato, avevano influenzato la produzione delle opere d’arte.

Pertanto il pittore si trovava adesso nella situazione felice di non dover dipendere da committente; ma doveva d'altra parte sbarcare il lunario e pensare di dover collocare il proprio prodotto all’interno del mercato dell’arte.

A Parigi una importantissima occasione ai singoli artisti veniva fornita dai “Salon”. I Salon in realtà esistevano già dalla fine del 1600, ma erano stati ideati per ospitare le opere dei membri della Reale Accademia delle Arti. Il termine Salon deriva dal luogo dove si svolgeva l’esposizione, e cioè la grande sala del Palazzo reale- il Louvre.

Dalla fine del 1700 l’esposizione accolse anche artisti non membri dell’accademia. Dal 1881 le autorità concessero che i Salon potessero essere organizzati dagli artisti stessi, che sceglievano una giuria per l’accoglimento delle opere. 

Nacque però subito tra gli artisti e coloro i quali gestivano i Salon un rapporto di diffidenza e si può comprendere anche il perché alcuni pittori avessero deciso di non partecipare  a tale occasione espositiva, temendo di essere rifiutati.

Nel 1863 accadde che ben 4000 delle 5000 opere proposte, venissero rifiutate dalla giuria. Napoleone decise quindi di consentire agli artisti che avevano subito tale rifiuto di esporre, in altri locali del Palazzo, le loro opere: nacque così il “Salon des Refusés”.

La borghesia emergente nel frattempo comincia a guardare con attenzione alla produzione artistica in relazione anche alle opportunità di investimento che si delineano nel mercato dell’arte. 
 
Ed ecco che fa capolino la tecnologia ad influenzare l'arte. Infatti un aspetto non trascurabile, in questo contesto, è quello relativo alla rapida industrializzazione. Grazie alle innovazioni tecnologiche, si comincia infatti a respirare un’aria di progresso e di fiducia. La città si arricchisce di locali per lo svago e, la sua immagine si associa sempre più alla gioia di vivere. 

Questo clima di particolare vivacità, caratterizza la Parigi dell’epoca che concorrerà alla nascita di uno dei fenomeni artistici più significativi di ogni tempo: l’impressionismo.

Si ipotizza quindi che una delle cause principali di quello sconvolgimento radicale che si attua, nella II metà del 1800, nel panorama artistico tradizionale europeo sia da attribuire alla nascita della fotografia. 

Il termine impressionismo si attribuisce ad un critico d'arte del tempo che, in modo quasi dispregiativo, prese spunto dal titolo di un dipinto di Monet, “Impression, soleil levant”, per etichettare quel gruppo di artisti ( circa trenta) che si proposero per la prima volta al pubblico in una mostra organizzata nel 1874, presso lo studio del fotografo Nadar. 

Immediatezza nella rappresentazione e pennellate rapide con colori, a volta direttamente stesi sulla tela, erano le principali caratteristiche di questi rivoluzionari pittori che, lavorando all'aria aperta per cogliere il variare delle luci e delle ombre nelle diverse ore del giorno, realizzarono i loro dipinti senza disegno preliminare e, a volte, senza i ritocchi e sfumature. Avendo quasi abolito l'uso del nero per sottolineare che l'ombra, anch'essa determinata dalla luce, non è assenza di colore, i pittori impressionisti raffigurarono scene di vita quotidiana, paesaggi, architetture e anche ritratti.

 Alcune delle opere degli Impressionisti furono come è noto, in un primo momento rifiutate dai Salon ufficiali perché, si riteneva che la società di quel tempo, considerasse “arte” soltanto le immagini composte nello studio del pittore.

Come accade con la fotografia, infatti, gli impressionisti avevano come soggetti dei loro quadri anche scene di vita della piccola borghesia del tempo, paesaggi luminosi e ritratti delicati che, esprimendo un sentimento positivo di apprezzamento della vita, hanno nel tempo reso amabili le loro opere, che sono apprezzate anche dal pubblico di oggi . E quindi, esattamente come accadde (e accade talvolta) per la fotografia, l'Impressionismo stentò ad essere considerato Arte a tutti gli effetti.

Ma lo scopo dei pittori non era limitato all’essere apprezzati o a conquistare il mercato …. Essi volevano dipingere ciò che vedevano e sentivano di rappresentare in un determinato momento. Si rivolsero ai soggetti della vita parigina per rappresentare la realtà come si presentava alla loro vista. Tale realtà non poteva dunque che essere attuale. E non poteva che essere dinamica. Il quotidiano, pertanto offriva loro continui spunti da cui attingere.

Grazie agli impressionisti oggi possiamo quindi anche ricostruire il modo di vivere, di sentire, di essere della società parigina dell’epoca. Proprio come avrebbe potuto fare l'immagine fotografica; ma con più calore ed interpretazione.



LA CRONOFOTOGRAFIA
 
Il mondo artistico di fine ‘800 non è dominato solamente da figure come Monet, Manet e Degas. Parallelamente alle prime esperienze impressioniste, iniziano ad acquistare rilevanza anche operazioni che mettono in stretta relazione gli ambiti della ricerca tecnologica con quelli più squisitamente artistici.
 
Sul finire del secolo si assiste alla nascita della cronofotografia: il cinematografo deve ancora nascere, ma Eadweard Muybridge compie le sue prime sperimentazioni, affascinato dall’idea di rappresentare il movimento attraverso la fotografia realizzando, con più macchine fotografiche, scatti a intervalli di tempo ravvicinati, a vari soggetti.
 
Nel sito web del ricco archivio della Pennsilvania University,  sono raccolte interessanti riproduzioni digitali  (visualizzabili anche in alta risoluzione) degli “esperimenti” di Muybridge, tra cui anche il famoso cavallo al galoppo, ottenuto con l’ausilio di cinquanta macchine fotografiche azionate dagli zoccoli dell’animale in corsa tramite fili.
 
Muybridge influenza gli studi del fisiologo francese E. J. Marey e pone le basi per la nascita del cinema . Da questo punto in poi inizia a crearsi una sempre più evidente scissione tra le forme artistiche tradizionali e quelle innovative. Il dibattito sulla “legittimità di cittadinanza” di strumenti nuovi, mutuati dal mondo della scienza e della tecnica inizia proprio in questo periodo, e tornerà a riaccendersi ogni volta che nasce un nuovo strumento tecnologico, e qualche artista vuole sperimentarlo.
 
   

FUTURISMO E CUBISMO: ASPIRAZIONI TECNOLOGICHE, POLITICHE E SOCIALI

IL FUTURISMO

Il Futurismo è un movimento che non esiterei a definire... "curioso". Un'arte a cavallo della politica e del sociale. Imbevuta di velleità tecnologiche e di spirito rivoluzionario (o...controrivoluzionario).

Sicuramente fu il primo movimento significativo di avanguardia in Italia, nato successivamente all'adesione di alcuni artisti italiani al Futurismo marinettiano, sorto nel 1909 a Parigi come movimento letterario, in seguito alla pubblicazione del “Manifesto del Futurismo”.
 
Ai Futuristi prudevano le mani. Filippo Tommaso Marinetti e i suoi amici avevano una gran voglia di distruggere la vecchia Italia dove vivevano, per costruire un universo fiammante. Volevano che fosse chiaro a tutti che dopo il Futurismo niente sarebbe stato uguale a prima.

Per colpire al cuore la società dell'epoca, il primo Manifesto esplose come una bomba il 20 febbraio 1909, sulle pagine de "Le Figaro" di Parigi.

In 11 punti F.T. Marinetti attaccava una cultura vecchia, ammuffita e polverosa, opponendo alla noia dei musei e alla tristezza del Romanticismo l'entusiasmo del progresso e della velocità, rappresentato dalla nuova bellezza di una macchina da corsa.

Seguirono decine di manifesti, non solo dedicati a pittura, ma anche a scultura, poesia, teatro e musica; e anche agli aspetti più banali della vita di tutti i giorni. Lo stesso Marinetti arrivò a stabilire l'abolizione della pastasciutta, come causa di fiacchezza e pessimismo (manifesto della cucina futurista , 28 Dicembre 1930)

I manifesti futuristi si distinguono per una particolare chiarezza e precisione, ispirata al mondo della tecnica. Hanno elenchi numerati, schemi, parole evidenziate con caratteri diversi; usano segni matematici. Spesso ritorna il numero 11, quello delle lettere che copmpongono la firma di F.T. Marinetti. Non mancano gli insulti. Convinti che per costruire bisognasse prima distruggere, i Futuristim non si fermavano di fronte a nessuna convenzione, pur di liberarsi dell'odiata zavorra del passato. Aldo palazzeschi, con il "Controdolore" (29 dicembre 1913) proponeva perfino di traformare i funerali in cortei mascherati, modernizzare i cimiteri con bar e montagne russe e palestre.

Il Futurismo oggi, pare avere concluso il suo periodo di ostracismo culturale, di avere pagato le eredità storiche che per lungo tempo lo hanno reso vittima di un equivoco, quello di essere stato spesso collegato ingiustamente a filo doppio con l'ideologia fascista.

In realtà, se è vero che le connessioni vi furono, è pur vero che a difesa del Futurismo si oppongono oggi numerose riflessioni. Una di queste è che il più importante esponente del Futurismo in arte, Umberto Boccioni, morì in guerra, nel 1916, prima dell'avvento del Fascismo. Un'altra, che il Futurismo è nato come rifiuto del passato, mentre invece del recupero del passato il Fascismo si servì per i propri scopi propagandistici.

Ad alimentare il nesso fascismo-futurismo furono senza dubbio alcuni proclami del Manifesto del futurismo, scritto da Marinetti, che recava la celebre frase che osannava alla guerra come “sola igiene del mondo” oltre naturalmente alla stessa adesione al fascismo dell'autore del manifesto.

L'esaltazione della civiltà della macchina, il tendere a scardinare tutte le convenzioni e a stupire, con affermazioni anche pesanti come quella “noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie...” si inquadrarono poi per estensione, assurdamente, nello stesso ambito culturale. Al “Manifesto della Pittura Futurista” seguì il “Manifesto tecnico della pittura Futurista”, del 1912, che sicuramente precisò i contenuti più interessanti del movimento.

 È Balla (1871-1958), o meglio, Futurballa, nome con il quale si firma a partire dal momento della sua adesione allo spirito del futurismo, a realizzare una delle opere che fu capace più di altre di visualizzare la continuità del movimento: “Dinamismo di un cane al guinzaglio” del 1912. Se nel manifesto tecnico si affermava che “per la persistenza dell'immagine nella retina, le cose in movimento si moltiplicano” nell'opera citata pare esemplificarsi tale affermazione.

Il Futurismo fu un movimento di ampio respiro, che coinvolse settori diversi della cultura e dell'arte come la poesia, il teatro, il cinema, l'architettura, l'arte sacra e la moda. Non deve pertanto apparire strano se Balla si ispirò ala fotografia per creare alcune sue opere.... Le precedenti cronofotografie di Muybridge e di Marey della fine dell'800, ne sono un esempio.
 

Il Cubismo

Il Cubismo rappresenta per il mondo dell'arte il big-bang dal quale esplodono innumerevoli contenuti innovativi dell'arte a seguire. Immenso è infatti il potere rivoluzionario di uno dei più importanti movimenti del nostro secolo e straordinarie le personalità che lo hanno determinato. Principali esponenti del Cubismo furono Picasso, Braque, Delaunay, Duchamp, Gris e Léger. Il Cubismo parte dalle ricerche di Cézanne. Dal suo modo personalissimo di costruire le forme. Cézanne infatti costruiva lo spazio del dipinto attraverso una sorta di sintesi dei volumi che aveva influenzato Picasso, Braque e Léger.
Il cubismo fu anche suggestionato dai post-impressionisti, che sostenevano che l'arte non doveva imitare la natura ma tendere a costruire un universo formale parallelo. Il periodo del Cubismo va dal 1908 all'inizio della prima guerra mondiale e la parola deriva da un'espressione del critico Vauxceles che aveva definito "simili a cubi" le forme presenti in un quadro di Braque. 

Il processo di distruzione della prospettiva cominciato dai Fauves, veniva reimpostato dai Cubisti che partirono dallo studio di un oggetto, o di una figura umana, e la scomposero per poi ricomporla sulla tela secondo un nuovo ordine annientante la distinzione spazio-oggetti. Si tese inoltre a rappresentare il soggetto in più vedute contemporaneamente.

Il cubismo, includendo nuove dimensioni nella composizione, come il movimento e il tempo, tendeva a comunicare la totalità delle percezioni, ottenute come girando attorno al soggetto. Infatti si trattava di rappresentare l'oggetto non in una tradizionale collocazione spaziale di tipo monocentrico, ma in una simultaneità di visioni che ne consentivano la visualizzazione secondo molteplici aspetti. 

L'oggetto quadro si appropriava dello spazio e i confini tra pittura e scultura quasi si annientavano. Si sviluppavano tecniche che, attraverso il colore denso anche mescolato, rendevano l'opera d'eterogenea composizione. Materiali come la sabbia venivano mescolati al colore. Tecniche, come il collage sia con carta, legno o stoffa, tendevano a comunicare all'osservatore sensazioni tattili e visive, che lo riportavano alla realtà fisica.

La rivoluzione si attua con un'opera dai contenuti sconvolgenti per il modo di concepire la rappresentazione dell'epoca. Si tratta del celebre quadro dal titolo "Le Demoiselles d'Avignon" di Picasso. In esso si attua l'abbandono del metodo prospettico di raffigurazione dello spazio. Non si cerca più l'apparenza visiva della realtà, ma la sua relatività nelle dimensioni dello spazio e del tempo. I temi sono anche semplici oggetti, come bottiglie, strumenti musicali... Ad essi si conferisce -afferma Argan- "la stessa certezza che hanno i valori misurabili sulle coordinate verticali e orizzontali...

Tanto Picasso che Braque risolvono il problema della terza dimensione mediante linee oblique, indicative della profondità, e curve, indicative del volume, e cioè riportando sul piano ciò che si dà come profondità o risalto. Qui intervengono i contenuti della coscienza, le nozioni che si hanno degli oggetti (ed è questo l'aspetto tipicamente cartesiano del cubismo, quello che lo inquadra nel razionalismo di fondo della tradizione culturale francese)". 

Abbandonato il ruolo imitativo della realtà, lo spazio del quadro viene ora visto come spazio nel quale si può materialmente agire. Picasso è il più noto esponente del Cubismo, a differenza di Braque utilizza il chiaroscuro per definire i volumi.

L'opera che lo consegna alla storia è comunque più di ogni altra "Guernica" del 1937. Questa sconvolgente, commovente e meravigliosa opera d'arte emerge da un fatto storico la cui drammaticità è tutta lì, disponibile per chi ha la sensibilità di accoglierla e comprenderla. E' una reazione immediata, elaborata quasi di getto, all'atroce bombardamento subito dalla cittadina di Guernica. Picasso vuole portare questo evento direttamente alla coscienza oltre che alla conoscenza del mondo civile. Ci riesce talmente bene che, anche se la strage di Guernica è lontana nel tempo, ancora oggi osservando l'opera di Picasso, il dramma emerge attuale, come fosse accaduto ieri. Guernica non ha colore, solo il bianco e il nero per esprimere il dolore. Non vi è neanche il senso del rilievo conferito dal chiaroscuro. Le linee sono nette, crude come la verità di quell'atto efferato.

Il Cubismo ebbe ripercussioni in altre realtà appartenenti alla sfera creativo-culturale. In architettura ebbe riflessi nelle teorie confluite nel "Purismo" elaborate da Ozenfant e Le Corbusier. Alcuni procedimenti utilizzati nella composizione delle prime architetture lecorbusieriane, come la compenetrazione della casa-oggetto e dello spazio, il rapporto di comunicazione interno-esterno comprovano l'influenza esercitata dal cubismo. Afferma Benevolo: "i cubisti dissociano l'integrità dell'immagine nei suoi ingredienti elementari: linee, superfici, colori...negli elementi liberati si scoprono nuove qualità che prima erano nascosti sotto le apparenze convenzionali, e tra gli elementi si scorgono nuove relazioni che consentono di organizzarli in tutt'altro modo, secondo nuove leggi. ...ci si sente impegnati in una indagine aperta i cui risultati non sono definibili a priori (...) mettendo in dubbio le regole prospettiche e la loro corrispondenza con le leggi naturali della visione, si è visto cadere il presupposto che esista un mondo di regole a priori a cui l'arte debba la sua dignità e consistenza come attività separata. Questa ricerca conduce diritto all'architettura".


 
 

ARTE DIGITALE E FRATTALE - NANO ART

ARTE DIGITALE E FRATTALE - NANO ART - Achille De Tommaso CLOUD PAINT

 Nella foto: "QUATERNIUM" Immagine frattale da cui sto elaborando alcuni dipinti

 

L’arte frattale e i frattali nell’arte

Cos'è un "Frattale"
Un frattale è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero che non cambia aspetto anche se visto con una lente d'ingrandimento. Questa caratteristica è spesso chiamata auto-similarità.

Il termine frattale venne coniato nel 1975 da Benoit Mandelbrot, e deriva dal latino fractus (rotto, spezzato); infatti le immagini frattali sono considerate dalla matematica oggetti di dimensione frazionaria.
 
La natura produce molti esempi di forme molto simili ai frattali. Ad esempio in un albero (soprattutto nell'abete) ogni ramo è approssimativamente simile all'intero albero e ogni rametto è a sua volta simile al proprio ramo, e così via; è anche possibile notare fenomeni di auto-similarità nella forma di una costa: con immagini riprese da satellite man mano sempre più grandi si può notare che la struttura generale di golfi più o meno dentellati mostra molte componenti che, se non identiche all'originale, gli assomigliano comunque molto. Secondo Mandelbrot, le relazioni fra frattali e natura sono più profonde di quanto si creda.

 
« Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, è per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l'argomento più il mistero aumenta »
 


L'Arte Frattale
L'arte frattale è creata calcolando funzioni matematiche frattali e trasformando i risultati dei calcoli in immagini, animazioni, musica, o altre forme di espressione artistica. Le immagini frattali sono grafici dei risultati dei calcoli, le animazioni frattali sono sequenze di questi grafici. La musica frattale associa ai risultati dei calcoli dei toni musicali o altri suoni. L'arte frattale è creata solitamente con l'ausilio di un computer, al fine di accelerare il processo di calcolo della funzione frattale.
 
 L’arte frattale nasce approssimativamente in concomitanza con l’avvento dell’era dei computers. La sua prima grande apparizione pubblica può essere considerata un articolo sull’insieme di Mandelbrot pubblicato nel 1985 sullo Scientific American. Da allora sono stati fatti molti progressi, sia nelle possibilità di calcolo sia nella comprensione della geometria frattale.

L’arte frattale è un genere che concerne appunto i frattali, forme o insiemi generati digitalmente mediante un processo numerico iterativo. Più tardi, tuttavia, immagini che tecnicamente non erano frattali ma che con essi condividevano la stessa base tecnica sono state accolte in questo “mondo”.

Nel manifesto dell’arte frattale, redatto da Kerry Mitchell, viene definito ciò che non è e ciò che è l’arte frattale.

L’arte frattale non è:
- Computer(ized) Art, nel senso in cui il computer fa tutto il lavoro. Il lavoro viene eseguito su un computer, ma solo sotto direzione dell’artista.
- Random, nel senso di “carente di regole”.Essendo basata sulla matematica, il calcolo frattale è l’essenza del determinismo. L’applicazione ripetuta dei principi che hanno generato l’immagine e gli stessi risultati verranno in seguito. Leggeri cambiamenti nel processo spesso portano a leggeri cambiamenti nel prodotto rendendo l’arte frattale un’attività che può essere imparata e non un processo generato dal premere tasti o ruotare manopole.
- Random nel senso di imprevedibile.Come in ogni nuova ricerca avrà funzioni sconosciute al novizio ma familiari all’esperto. Con il tempo la gioia della scoperta è rimpiazzata dalla gioia della creazione auto-determinata.
-Qualcosa che chiunque con un computer può fare. Chiunque con un computer può creare immagini frattali ma non tutti sapranno eccellere nel farlo.

L’arte frattale è:
- Espressiva. Attraverso i colori del pittore, le luci e le ombre del fotorgafo, i movimenti di un ballerino gli artisti imparano ad esprimere ed evocare tutti i generi di idee e emozioni.
Gli artisti frattali non sono meno capaci di utilizzare il proprio medium come un simile linguaggio espressivo poiché sono forniti di tutti gli strumenti essenziali dell’artista visivo tradizionale.
- Creativa. L’immagine frattale finale deve essere generata, proprio come in pittura o in fotografia. L’artista frattale inizia con una “tela” bianca e genera un’immagine, mettendo insieme gli stessi elementi di base di colore, composizione, equilibrio, ecc. utilizzati dall’artista visivo tradizionale.
- Qualcosa che richiede input, sforzo ed intelligenza. L’artista frattale deve dirigere l’assemblaggio delle formule di calcolo, dei rilievi, delle combinazioni di colori, delle gamme di colori e dei loro parametri. Ogni elemento può essere aggiustato, spostato, allineato e ri-aggiustato, nel tentativo di trovare la giusta combinazione. La libertà di manipolare tutte queste sfaccettature di un’immagine frattale porta a comprenderne funzioni ed effetti e questo richiede l’intelligenza dell’artista.
Gran parte della notorietà di Jackson Pollock, pittore statunitense tra i maggiori rappresentanti dell’Espressionismo astratto, è dovuta alla sua tecnica del dripping(8) che consisteva nel versare e far colare il colore e che divenne una delle basi del movimento dell’action painting(9).
 
Circa dieci anni fa Richard P. Taylor, docente di fisica dell’Università dell’Oregon (Stati Uniti), riuscì a dimostrare che mediante analisi computerizzate era possibile rilevare nei famosi dipinti ottenuti mediante quella tecnica la presenza di schemi frattali.
 
Egli spiega:
 
Il primo passo nelle nostre ricerche è stato la scansione al computer di un dipinto di Pollock; l’immagine così ottenuta è stata poi ricoperta con un reticolo generato al computer di celle quadrate tutte uguali. Analizzando quali celle fossero occupate dallo schema dipinto e quali vuote, siamo riusciti a determinare le qualità statistiche dello schema. Inoltre, riducendo la dimensione delle celle, lo si poteva esaminare a un ingrandimento maggiore. Abbiamo così potuto analizzare tutti gli elementi del dipinto, dalle più piccole macchioline di colore fino a quelle delle dimensioni di un metro. Sorprendentemente, abbiamo trovato che gli schemi sono frattali, e lo sono sull’intero intervallo dimensionale scelto, ai cui estremi stanno due valori che differiscono di un fattore dimensionale superiore a 1000. Riassumendo, è possibile affermare che Jackson Pollock dipingeva frattali 25 anni prima della loro scoperta nei fenomeni naturali.
 
Secondo gli studi di Taylor quindi Pollock sarebbe partito dipingendo piccole “isole” di traiettorie ben localizzate sulla tela (è curioso notare come anche molti processi naturali procedano proprio in questa maniera) che in seguito univa mediante traiettorie più lunghe ed ampie fino a sommergerle gradualmente in una densa rete frattale di colore. Questo rapido primo stadio (il tutto si svolgeva in meno di un minuto) avrebbe poi guidato l’artista nelle fasi successive di pittura.

L’artista tornava sulla tela solo in seguito: in un periodo che variava tra due giorni e sei mesi, depositava ulteriori strati di traiettorie di differenti colori sopra lo strato di riferimento. Egli procedeva raffinando la complessità dello strato di riferimento poi, una volta terminato il dipinto, cercava di esaltarne al massimo il carattere frattale, rimovendo le zone più esterne in cui l’approssimazione del frattale era più evidente.
Durante le sue ricerche Taylor fece un’altra interessante scoperta: notò che la dimensione frattale delle opere e la loro capacità di catturare l’attenzione sembravano avere una relazione. Tuttavia, pur restando dell’idea dell’esistenza di un valore della dimensione frattale universalmente preferito egli non riuscì a dimostrare la sua ipotesi.

L’arte frattale è un sottogenere dell’arte visiva bidimensionale ed è, sotto molti aspetti, simile alla fotografia, un’altra forma d’arte che fu preceduta da un fortissimo scetticismo fino alla definitiva affermazione.

I frattali sono originariamente immagini elettroniche, un formato che le tradizionali arti visive stanno rapidamente abbracciando, entrando nel regno digitale dell’arte frattale.

Io personalmente sto cercando di trasferire al meglio le immagini frattali su tavola o tela; usando talvolta processi fotografici, o il disegno ed elaborazione diretta con i pennelli e spatole. Usando colori a olio, resine ed acrilici.

Nano tecnologie e Nano-Art
Le nano-tecnologie si basano sulla realizzazione aggregazioni (Cluster) di atomi o molecole le cui proprietà si distinguono da quelle macroscopiche poiché l’organizzazione di unità ultra-microscopiche dimostra un’ampia gamma di reattività chimiche e di proprietà fisiche, che nelle condizioni di equilibrio macroscopico si annullano ovvero risultano ben poco evidenti. Con le nano tecnologie una nuova Alchimia sta nascendo, proprio in quanto nelle dimensione nano-tecnologica (1 nanometro (nm) corrisponde a 10-9 metri - cioè un milionesimo di millimetro), le proprietà fisiche si avvicinano a quelle degli atomi o molecole singole che sono dotate di forte reattività cosi come l’idrogeno (H) o l’ ossigeno atomico (O) sono più reattivi che non nella loro forma molecolare (H2), (O2). In particolare, le idee atomistiche degli alchimisti, già nel medio-evo, riuscirono a utilizzare le nano-tecnologie, pur non chiamandole con il nome attuale. Per esempio, si e riscoperto oggi che i vetri colorati delle vetrate antiche di molte cattedrali in Europa sono dovute alla dispersione di nano-particelle d’oro e di altri metalli, durante la fusione del vetro.
Gli alchimisti, pertanto, utilizzarono le nano-particelle per realizzare in Santa Maria Novella a Firenze, in Notre Dame a Parigi e altrove quelle bellissime colorazioni delle vetrate, attraverso la dispersione di nanocristalli d’oro, che assumono varie colorazioni a seconda della dimensione del Cluster di atomi di oro puro; per esempio, a 70 nm l’oro riflette una vivace luce rosso-rubino e a circa 100 nm una spendente colorazione giallo-oro.

www.infotech.oulu.fi
Commercial Application of Nanotechnology di Heli Jantunen

Per raggiungere tali risultati gli alchimisti medioevali dovettero affrontare un profondo cambiamento concettuale e operativo, iniziando ad indagare quanto era già stato realizzato da esperti vetrai in Epoca Romana (400 d.C), che casualmente avevano anche essi utilizzato la dispersione nel vetro di nano-particelle, come è dimostrato dal ritrovamento del vaso di Licurgo, che è verde in riflessione della luce e diviene di color rosso se viene illuminato dall’ interno.

licurgo
Red/Green, The Lycurgus Cup in its different shades
[copyright: The British Museum]

È interessante rammentare come gli alchimisti riuscirono a realizzare quelle trasformazioni che producono cambiamenti dello stato fisico, in modo da poter ottenere nuove proprietà della materia, scomponendola negli elementi primi e primordiali che essi correlavano alla purezza dei pianeti allora conosciuti. L’oro era il Sole, l’argento la Luna, il rame Venere, il ferro Marte, lo stagno Giove, il piombo Saturno. Una tale concettualizzazione dell’alchimia condusse gli artigiani dell’epoca a provare a indagare il microcosmo invisibile mediante operazioni di sistematica separazione delle parti che sono raggruppabili in sei fasi fondamentali:

  • Solutio: dissoluzione di una sostanza secca in liquido
  • Ablutio: purificazione = separazione del vapore dalla parte solida
  • Congelatio: solidificazione di una sostanza liquida per abbassamento della temperatura
  • Calcinazione: riduzione in polvere di una sostanza secca mediante il fuoco,spesso causata dalla sottrazione dell'umidità che tiene insieme le parti
  • Fixatio: indurimento, condensamento (solidificante) delle sostanze volatili
  • Mellificazione: procedimento che tende a favorire la liquefazione di una sostanza dura che non fonde


 
 

FORUM: Arte, Scienza, Arte/Scienza ?

Caro Silvio, chiedi un parere e io ti voglio dare il mio.
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passo a dichiararmi un po' meno in accordo con la tua opinione nei confronti dell'Arte. Mi riferisco alla tua convinzione che l'Artista realizzi per gli altri prima che per se stesso.
Non credo.
L'espressione artistica, per essere tale, deve essere la risposta spontanea e quasi necessaria del singolo ad un bisogno istintivo dell'uomo.
La ricerca del Bello è un atto primordiale della psiche umana, rimanda ad esigenze primarie, così come l'aspirazione al Vero, alla Conoscenza e via elencando. Per questo, non può essere mediata e men che meno finalizzata ad altro. Là dove dovessero subentrare speranze di successo, fama o profitto, o anche semplicemente adesione alle mode correnti, non saremmo più in presenza di "Arte vera".
Non sono stati "pazzi" pittori e scrittori che nel nome della loro arte sono incorsi in persecuzioni (pensa alla Chiesa quando scomunicava) o in miseria quando semplicemente non aderivano al gusto estetico del momento. Ma è proprio così che si è evidenziata la loro grandezza e sono passati alla Storia. Rinunciarono a molto ma non a se stessi.
Anche tu comunque ammetti che qualche eccezione c'è stata!
Con l'affetto di sempre, ti saluto e abbraccio.
 
Annamaria

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cara Anna,
che grande piacere ricevere la tua mail !
 
Ti ringrazio per le belle parole, ma vorrei qui sotto approfondire un po' di piu' il tema :"PER CHI LAVORA L'ARTISTA"
Quello che io scrivevo  era che "l'artista deve lavorare ANCHE per se stesso". Intendendo con ciò dire che l'artista non può preoccuparsi SOLO di se stesso; e che l'arte non sarebbe arte se l'artista si preoccupasse solo dei suoi sentimenti e non ANCHE, e sottolineo SOPRATTUTTO di quelli degli altri.
 
Eh si, perché l'Arte è un linguaggio dell'essere umano che deve parlare ai cinque sensi e alla parte sensoriale subliminale: le emozioni.
E un linguaggio deve mandare messaggi, e i messaggi debbono essere ricevuti. Magari non capiti, magari rifiutati, combattuti, contestati, condannati; ma debbono essere ricevuti. E per essere ricevuti ci vuole uno che li manda e uno (o più) che li riceve.
 
Potrei forse accettare quello che dici, perché è il mio caso, (l'artista lavora prima di tutto per se stesso) sul lato puramente veniale; quando dici :" Là dove dovessero subentrare speranze di successo, fama o profitto, o anche semplicemente adesione alle mode correnti, non saremmo più in presenza di "Arte vera".
Ma anche qui, sei davvero convinta di quello che dici ? Secondo te avremmo avuto l'arte classica se con ci fossero state le Chiese, i Papi e i Mecenati a commissionare i lavori artistici ? E ricordi come quei grandi artisti si scannavano spesso tra di loro per accaparrarsi le commesse ? E se fosse vero quello che dici, allora, i veri artisti sarebbero i dilettanti; non quelli il cui loro unico lavoro è quello di fare l'artista. E ti ricordi gli impressionisti come si adirarono quando vennero rifiutati dai Salon ? Era l'unico modo allora, a Parigi,  di mostrare le nuove opere (e venderle). Si costruirono loro stessi un Salon alternativo PER POTER VENDERE.  Gli impressionisti allora non erano artisti ?
 
Parliamo quindi di arte moderna; ma non solo di pittura, di TUTTA l'arte moderna: Cinema, Fotografia, Balletto, Teatro, Musica,  e tutto il resto che vuoi metterci dentro: che senso avrebbero queste arti se non fossero fatte per il pubblico ? Per seguire e incontrare il gusto del pubblico ? Molto spesso, se non incontrano il gusto del pubblico, non solo falliscono loro, ma l'artista stesso viene cancellato nel giro di pochi mesi. Se fosse vero quello che dici non avrebbe senso per il poeta stampare le poesie: se le potrebbe tenere scritte a mano, in casa sua, e leggersele da solo per godersele. Voglio poi vedere se un regista teatrale è contento di fronte ad una platea vuota.
Hai sentito parlare di INSTALLAZIONE ? (v. wikipedia) è un tipo di arte visuale moderna, nata nel '75, basata "quasi esclusivamente" per il pubblico, per l'osservatore. In questo caso la posizione dell'osservatore è piu' importante di quella dell'artista. Non è arte ?
 
E' ovvio che bisogna distinguere tra "arte di cassetta", banale,  fatta soprattutto per guadagnare (che sconfina con l'artigianato) e quella dove c'è un forte impegno creativo. Ma il discriminante non è il guadagno (che tutti gli artisti professionisti perseguono), ma la professionalità, l'impegno, la creatività.
 
A tua disposizione per approfondire
 
Achille (o "Silvio", come gli amici mi chiamano)